VERO True Social – Un esercizio su un caso di buzz

VERO, qualora ancora tu non lo sapessi, è un nuovo social che potrebbe candidarsi come un possibile competitor dei fratelli maggiori Facebook & co. Freniamo però gli entusiasmi: non è la prima volta che si affacciano sul mercato alternative all’impero di Zuckerberg ed è troppo presto per tirare le somme.

vero-annuncio

Quello che infatti si è creato attorno a questa app (al momento funziona non ha un’interfaccia desktop) è una notevole impennata di interesse che si è verificata negli ultimi giorni. Mentre scrivo questo articolo, oggi, 01 marzo, sul sito ufficiale dell’app campeggia l’annuncio che la gratutità dell’app, originariamente promessa al primo milione di utenti, è stata estesa.

Te ne parlo non tanto perché sia un trending topic (dai, un po’ anche per quello, lo ammetto), quanto perché è uno splendido caso di come si sia creata una enorme quantità di buzz attorno a questa nuova app. Prima di addentrarci nel caso specifico, ti riassumo come funziona Vero, i suoi punti di forza e le sue debolezze.

VERO SÌ

La prima cosa che colpisce è la parte del sito chiamata MANIFESTO. In poche righe spiega il modello di business e le principali caratteristiche di innovazione:

 Vero è prima di tutto un servizio in abbonamento: gratis per il primo milione di utenti, ora gratis fino a data da destinarsi in quanto il social è passato da 500.000 download a più di un milione su Google Play in meno di 24 ore. Quindi, i vertici promettono NO advertising, no profilazione del comportamento degli utenti: il social si sosterrà con una piccola fee annuale e con ciò che deriva dalle transazioni dei commercianti che potranno vendere prodotti e servizi direttamente sulla piattaforma.

 Il feed è rigorosamente in ordine cronologico e si potranno vedere i post delle persone con cui sei in qualche modo connesso (4 livelli di privacy: follower, conoscente, amico, amico stretto). Non è possibile in alcun modo creare sponsorizzate.

 Le informazioni che vengono registrate riguardo al nostro nome non vengono cedute a terze parti se non per assolvere a obblighi burocratici o dietro nostro esplicito consenso.

 Interfaccia semplice, pulita e funzionamento facile e intuitivo. Per quanto mi riguarda “mood” fastidiosamente hipster, ma questione di gusti. Il video di presentazione è piuttosto esplicativo e riassume bene tutto quanto:

VERO NO

 Il fatto che il team di VERO non si aspettasse un improvviso successo dell’app non giustifica il fatto che negli ultimi giorni l’uso della stessa sia praticamente impossibile. Non è un buon biglietto da visita anche a fronte della gratuità, e infatti le recensioni sull’App Store e su Google Play riflettono l’insoddisfazione dell’enorme domanda.

 Bisogna stare attenti a ciò che si promette: vedo veramente difficile rispettare la promessa del “niente ADS, niente algoritmo”. Con un milione di utenti è facile; in caso di crescite esponenziali – a meno di non avere un rivoluzionario modello di business nella manica – non credo potranno rispettare la promessa, a meno che non siano una ONLUS.

 Per cancellare l’account, va inoltrata una vera e propria richiesta.

IL BOOM DI VERO

L’app ha ricevuto una tale iniezione di utenti in un brevissimo lasso di tempo (si parla di 2-3 giorni) che i server hanno ceduto e attualmente il servizio è alquanto discontinuo, mentre si susseguono dichiarazioni da parte del team di sviluppo sul fatto che si sta facendo tutto il possibile per renderlo fruibile in piena funzionalità nel più breve tempo possibile.

A questo punto mi sono chiesto: cosa può avere dato il calcio d’inizio a questo boom? Perché se andiamo a cercare su Google Trends la keyword “vero”, scopriamo che l‘impennata c’è stata intorno al 24 di febbraio.

Su Youtube, nella settimana precedente a questa crescita esponenziale, erano presenti circa un paio di migliaia di video relativi a questo social. Solo negli ultimi 7 giorni ne sono stati prodotti quasi altrettanti: VERO sembra davvero essere la new sensation del momento.

Ma nessuno dei video presi in esame ha un numero di visualizzazioni tale da poter far pensare che la radice dell’impennata possa stare in qualche influencer di Youtube.

Anche i profili di Twitter e di Instagram dell’app fanno puntare tutto al fatto che, intorno al 24 di febbraio debba essere successo qualcosa di rilevante, nella rete: gli account dedicati al social fanno registrare una crescita verticale in pochissimi giorni:

E insomma. La soluzione al “dove tutto fosse partito” non l’ho trovata: ho scandagliato Google, Bing, hashtag, influencer, siti specializzati, siti non specializzati, social network. Nulla. Poi, sul mio feed di Facebook appare una notizia: questo articolo di Forbes – apparentemente molto innocente – che parla di VERO. Clicco, guardo avidamente la data: 23/02. Direi che ci siamo: anche perché basta pochissimo per vedere che Forbes ha in seguito insistito sull’argomento con altri articoli dedicati al social che si propone come competitor dei colossi delle reti sociali.

Forbes a mio avviso ha dato il “La” alla produzione di una valanga di contenuti che nel giro di pochissimi giorni ha provocato il “meltdown” dei server di VERO e il suo fulmineo successo. Un successo che ha generato già bufale sul conto del team di sviluppo e del suo CEO (voluti rispettivamente pericolosi hacker russi e un malvagio principe saudita), una campagna “contro” sotto l’hashtag #deletevero, una campagna contro degli innocenti termini di servizio e un hype che testimonia il desiderio di alternative ai “soliti” canali social, in particolare al bistrattato Facebook che sta attraversando una fisiologica crisi d’identità.

È troppo presto per dire se VERO riuscirà a dare seguito alle grandi promesse del suo manifesto e a reggere il peso di questa inaspettata popolarità. Io, nel dubbio, un giro me lo sto facendo (quando funziona) ed eventualmente vi aspetto lì.

http://get.vero.co/vero

By | 2018-03-02T18:52:59+00:00 marzo 2nd, 2018|social media|